Nel 498 d.C., a nord del Ducato di Napoli, nella fertile e verde distesa ai piedi dei Camaldoli, si riscontra la presenza di un piccolissimo villaggio denominato “Carpinianum” cioè Carpignano. Costituito perlopiù da capanne poste nelle vicinanze della piccola cappella rurale dedicata a S.Giovanni; il villaggio era attraversato da un grosso canalone, il quale raccoglieva le acque che dalla vicina collina dei Camaldoli si riversavano nella sottostante pianura. In seguito a scorrerie belliche da parte degli Ostrogoti nel tentativo di conquistare Napoli (541-43), gli abitanti di S.Giovanni ritennero opportuno abbandonare il villaggio, trasferendosi nell’attuale Mugnano oltre il canalone per meglio difendersi. Probabilmente gli argini del canalone erano abbastanza alti, cosi da permettere un riparo adeguato come se fossero state delle mura: difatti la parola “Munianum”, probabilmente deriva dal latino “Munio” cioè alzare mura, anche se il Gargiulo, contrariamente al Capasso nel suo “Mugnano tra storia e tradizioni” ipotizza che nel nostro comune dovevano esserci diversi mulini, tenendo conto della traduzione del latino Ager Mugnanus, cioè campo dei Mugnai. A rafforzare questa ipotesi è l’effige del vecchio stemma del comune, nel quale viene rappresentato un asinello ed un uomo i quali,insieme, fanno girare una macina da mulino; poi la forte assonanza della parola stessa: “Munianum” con Mugnai. Da un atto notarile (il più antico che riguarda la storia di Mugnano), redatto il 30 Aprile del 955: dei proprietari terrieri cedono a un loro parente alcuni terreni presso una piscina in località “Munianum”. Invece da un documento del 959: si viene a conoscenza dell’esatta posizione geografica di Mugnano, dell’esistenza della chiesa di Santa Maria e della contrada “Canniti”. Oltretutto in questa contrada, in seguito agli scavi per la costruzione del gasdotto effettuato negli anni ‘70, venne alla luce una tomba, probabilmente degli Osci. Questi atti così importanti testimoniano che Mugnano è sorta sicuramente molto prima del 955.
Santo per i cattolici, visse tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore).
Era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani; nel periodo della sua carcerazione operò diversi miracoli. Durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con pettini di ferro. Mentre veniva portato a morire guarì un bambino che stava per soffocare a causa di una lisca di pesce. Morì decapitato nel 316.
San Biagio muore martire tre anni dopo la concessione della libertà di culto nell'Impero Romano (313). Una motiviazione plausibile sul suo martirio può essere trovata nel dissidio tra Costantino e Licinio, i due imperatori-cognati (314), che portò a persecuzioni locali ad opera di governatori troppo zelanti, con distruzione di chiese, condanne ai lavori forzati per i cristiani e condanne a morte per i vescovi.
Reliquie
Il corpo di San Biagio fu sepolto nella cattedrale di Sabaste. Nel 372 una parte dei suoi resti mortali furono imbarcati, per essere portati a Roma. Una tempesta bloccò il viaggio a Maratea, dove i fedeli accolsero le reliquie e le conservarono nella Basilica di Maratea, sul monte San Biagio.
A Carosino, un paesino in provincia di Taranto, è custodita una delle reliquie del santo: un pezzo della lingua, conservato in un'ampolla incastonata in una croce d'oro massiccio.
San Biagio Patrono
Dalla Chiesa cattolica viene festeggiato il 3 febbraio. Nella sua qualità di medico, i fedeli si rivolgono a San Biagio anche per la cura dei mali fisici ed in particolare per la guarigione dalle malattie della gola: è tra i quattordici santi ausiliatori. Durante la celebrazione liturgica in molte chiese i sacerdoti benedicono le gole dei fedeli accostando ad esse due candele. È anche protettore dei cardatori di lana, degli animali e delle attività agricole. San Biagio è venerato anche dai Cristiani Ortodossi.
San Biagio è il santo patrono della diocesi di Mugnano di Napoli e dei seguenti comuni:
Acate (RG), Acquafredda (BS), Alanno (PE), Albiano (TN), Alleghe (BL), Alonte (VI), Anguillara Sabazia (RM), Atena Lucana (SA), Avetrana (TA), Bieno (TN), Bronte (CT), Calalzo di Cadore (BL), Caprino Bergamasco (BG) , Caronia (ME), Carosino (TA), Casale (MN), Casal Velino (SA), Cassano allo Ionio (CS), Castelbelforte (MN), Castelnuovo Belbo (AT), Castelraimondo (MC), Cavriana (MN), Ceresara (MN), Codogno (LO), Comiso (RG), Corsano (LE), Lago (TV),Lanzara (SA), Lestizza (UD), Fontecchio (AQ), Fiuggi (FR), Maratea (PZ), Militello Rosmarino (ME), Cassano allo Ionio () Ostuni (BR),Orbetello (Gr), Parrano (TR), Pietrasanta (LU), Piombino Dese (PD), Plaesano (RC), Rapolla (PZ), Ruvo di Puglia (BA), San Bartolomeo di Vallecalda frazione di Savignone (GE), San Biagio fraz. di Bagnolo San Vito (MN), San Marzano sul Sarno (SA), San Piero Patti (ME), Serra San Bruno (CZ), Spezzano della Sila (CS), Suzzara (MN), Torano Castello (CS), Valmorea (CO), Venaus (TO). E' anche compatrono della città di Santa Lucia del Mela (ME).
Tradizioni locali
Relativamente alla sola esperienza della cittadina di Fiuggi, si narra che nel 1298 il santo fece apparire delle finte fiamme sul paese, proprio mentre questi era in procinto di essere cinto d'assedio dalle truppe papali. La cittadina, che all'epoca si chiamava Anticoli di Campagna, era feudo dei Colonna che a loro volta erano in guerra con la nobile famiglia romana dei Cajetani. L'intenzione dei Cajetani era quella di attaccare il paese da due lati: dal basso scendendo dal castello di Monte Porciano e dall’alto, alle spalle di Fiuggi dalla parte di Torre Cajetani; in virtù di tale piano divisero le proprie forze. A questo punto si narra che il Santo fece apparire delle finte fiamme sulla cittadina che indussero le truppe nemiche, che oramai si accingevano all'attacco, a pensare di essere state precedute dalle forze alleate. Di conseguenza mossero oltre, ritornando ai loro alloggiamenti. La popolazione, saputo il fatto il giorno successivo, elesse patrono della città il santo del giorno, San Biagio appunto. A ricordo di tale avvenimento, persiste tuttora una antica tradizione paesana che consiste nel bruciare grandi cataste di legna di forma piramidale, denominate stuzze, che dovrebbero ricordare le fiamme fatte apparire dal santo sulla cittadina. Tale manifestazione avviene la sera del 2 febbraio di ogni anno nella piazza più alta del paese (p.za Trento e Trieste), dinnanzi al Comune.